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Toy Story 3 – La grande fuga

Toy Story 3

 

Ok, è fuori dalle mie intenzioni fare una recensione vera e propria a questo terzo episodio della saga di Toy Story (realizzato da Pixar Animation Studios) ma diciamo che mi sento in dovere di chiedermi come mai agli sceneggiatori di lungometraggi a cartoni animati riesce così spesso di creare storie notevoli, divertenti, senza sbavature, adatte ad un pubblico di tutte le età, riuscendo pure a proporre messaggi positivi, senza annoiare o scivolare sull’ovvio, mentre non capita, con la stessa frequenza, a quelli che si occupano di film tradizionali.

Tra l’altro il rischio del banale o del melenso, ne La grande fuga, c’era eccome (i nostri eroi, giocattoli, patiscono il passaggio generazionale del loro padrone in età da college, e devono far fronte ad una nuova, particolare, sistemazione), ma nell’ora e mezza di proiezione tutto invece fila alla grande. Con una fuga che fa impallidire quella di Prison Break (1), con un cattivo degno di un classico, e un paio di complici particolarmente inquietanti, con Ken (di Barbie) che è davvero troppo avanti, e con una simpatica scenetta che coinvolge il nostro ranger spaziale, che prende in giro il cliché del personaggio spagnolo/latino, facendo proprio sbellicare.

Forse, chiaro, dipende dagli attori digitali, seri, e al 100% nella parte. O forse dal fatto che con un cartone animato le nostre difese critiche sono ridotte.

Oppure che quando ad una storia ci si lavora con arte, passione, e (anche) con la consapevolezza che non ci si può permettere quasi di sbagliare un colpo, beh, ogni tanto sembra proprio che capiti che non si sbagli in effetti un colpo.

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