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American Vampire

Quanti di voi sanno che Stephen King è il coautore di un fumetto che parla di Vampiri E di CowBoys? Pochi direi, tenendo conto che quest’opera, per quel che so, è disponibile al momento solo in lingua inglese.

Se questo aspetto però non vi frena, e nel caso questa notizia non vi fosse già arrivata, vi consiglio di dare una occhiata in rete – eventualmente anche direttamente sul sito della Vertigo – perché l’ambientazione, il disegno e la storia meritano. King entra come secondo autore su un’opera di Scott Snyder che, grazie alla maestria di Rafael Albuquerque, ci catapulta in un’America remota – sviluppata su due piani temporali distinti, gestiti separatamente dai due autori – dove le colt e i fucili sono all’ordine del giorno, e dove, insieme ai “nostri” vampiri europei (ricchi e decadenti) iniziano ad esserci nuovi vampiri, americani, frutto di una evoluzione della specie. Vampiri cattivi, famelici, poco (molto poco) sberluccicosi. Dalle fattezze (quando si rivelano) allungate e animalesche, pensate per incutere terrore e morte.

L’idea di una nuova razza non è davvero male, perché ci permette di vedere reinventata la mitologia di questi esseri – contrapposti con la loro versione “nota”, non per questo non letale e potente. Ma ancora di più rende l’idea del vampiro che deriva da un fuorilegge del West (Skinner Sweet) o da una ragazza in una Hollywood anni ’20 (Pearl Jones) che scoprirà che non tutti i personaggi che si muovo intorno al mito del grande schermo sono esattamente essere umani, perché entrambe queste figure permettono di mettere su carta qualcosa di molto originale e intrigante.

Tenendo anche conto del prezzo contenuto del primo volumetto non posso che consigliarvi di dare una chance a questa uscita – non fosse altro che per il contributo di Stephen King o, ancora più importante, del fatto che la serie si è già aggiudicata un bell’Eisner Award.